25 febbraio 2011

Mamma Casetta

Vi siete mai chiesti se credere nel futuro, o se rinunciare a speranze vane e progetti, e vivere la giornata? Io spero in un futuro, ma cerco sempre di vivere la giornata. Domani, negativamente parlando come è tipico del mio eloquio e pensiero, potremmo non esserci. O esserci in modo diverso (potrei decidere di diventare una tossica, andare in Nepal, scoprire che mi piacciono le donne). Però mi rendo conto che le decisioni prese in questo presente precario e nel mio passato, son sempre state basate sul pensiero futuro, che posso riassumere in una parola: FAMIGLIA
Io penso al nome da dare al mio futuro pargoletto/fanciulletta da quanto giocavo a " mamma casetta"(che dubbi, ovviamente ero sempre la mamma!).Ho sempre fatto da "guardia" ai miei cugini più piccoli, ho fatto il Liceo Sociopsicopedagogico credendo di diventare maestra o cosa del genere, ogni volta che vedo un bambino mi si riempie il cuore e in ogni momento negativo, arriva il Sole. 
E' normale a 19 anni, scegliere una facoltà universitaria in funzione della famiglia? Intendo dire che la scelta è stata pesata sulla possibilità di riuscire a laurearmi presto, ottenere un lavoro buono economicamente e che mi desse pace all' animo ( ..che lavoro dà pace all'animo?), in funzione di "metter su" FAMIGLIA

Ecco, il pensiero random del giorno è la mia FAMIGLIA immaginaria. Fatta di Eva, Arianna, Marta, Margherita, Leonardo, Lorenzo, Alvise, Agata e tutti quei bambini immaginari  che sono nati nella mia mente negli anni. Siamo consci della necessità di un uomo. Ma infatti, si torna al punto iniziale: viviamo la giornata o facciamo progetti futuri, speranzosi, con la persona che ci sta accanto?

E.... C A R P E   D I E M 

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